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Una antica
squadra di portatori della Cassa di San Antonio ( 1938 )

Mele, nel ben
lontano 1940

Santuario della
Madonna dell'Acquasanta, salita della Scala Santa da parte di un
portatore ( 1950 )

La cassa di San
Antonio Abate ( 1951 ) |
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1541 - 2001 :
460 anni di fede
L'essere
confratelli è l'unione spirituale di persone che mettono al
servizio della Chiesa e della comunità tutto di se stessi. La carità,
la preghiera e la ricerca della Grazia saranno perseguite insieme
nel cammino terreno sull'esempio di Nostro Signore e della Beata
Vergine e dei suoi Santi per poi goderne nella contemplazione ultima
del grande e Trinitario Mistero Divino. Non a caso la Compagnia
grande della Confraternita è intitolata a Sant'Antonio Abate, ma vi
erano anche la Compagnia del Santissimo Crocifisso e l'Oratorio
della Dottrina sotto il titolo della Santissima Trinità.
L'esigenza
degli uomini di Mele alla metà del '500 era provvedere alla salute
spirituale tramite l'intercessione dei Santi e della carità
cristiana col mutuo aiuto tra confratelli. Quale messaggio è più
attuale di questo anche se ci perviene dai lontani nostri
confratelli nella fede.
Racchiudere
in poche righe la storia e l'importanza che la Confraternita ha
rappresentato in seno alla comunità dalla seconda metà del '500
fino ai nostri è impresa ardua per l'intima connessione
dell'attività religiosa e laica dei confratelli con il tessuto
sociale ed economico di tutta la zona di Mele. Le prime
notizie pubblicate fanno capo a tre documenti. Il primo del 13
novembre 1536 nel quale Marco Cattaneo, Arcivescovo di Rodi e
vicario dell'Arcivescovo di Genova, da facoltà agli uomini di Mele
di fare una Casaccia di Mele, in onore di S. Antonio; il secondo del
5 novembre 1540 nel quale, dallo stesso, viene permesso agli uomini
di Mele di fare un cimitero presso la chiesa di S. Antonio; nel
terzo Marco Cattaneo, diventato Arcivescovo di Colossi, accorda
quaranta giorni di indulgenza a chi visita la chiesa e la casa dei
disciplinati sotto il nome e l'invocazione di S. Antonio e la
cappella di San Sebastiano nel giorno della festa del titolare. Si
ha menzione successiva solo nella visita apostolica che Mons.
Francesco Bossi
effettuo alle chiese della città e della diocesi di Genova
nel 1582 e della quale sembra di capire che a distanza di cinquanta
anni dall’erezione della Casaccia l’insieme degli edifici doveva
essere di una natura architettonicamente semplice se lo stesso
ordina che le finestre siano chiuse con della tela almeno
d’inverno e si
imbianchino le pareti.
Il 1630 è la data
di inizio della sequela dei “Libri di conti” o di altro genere
dai quali, per i successivi tre secoli fino ai nostri giorni, si
ricavano la maggior parte delle notizie sulla Confraternita,
l’Oratorio e le opere d’arte in esso contenute.
La vicenda edilizia della Cassa dei Disciplinati di San Antonio è
ancora da indagare appieno, ma dopo una prima indagine condotta sui
rendiconti di spesa sembrerebbero individuati due momenti
costruttivi: un primo nel 1634 e un secondo nel 1757. E' molto
interessante, a tal proposito, notare notare come nella memoria
storica della comunità di Mele, fossero, proprio questo
avvenimento architettonico ed economico, che coinvolse tutti gli
starti sociali formanti l'essere della Confraternita, sia
rimasto vivo nella memoria orale modificandone il fatto concreto di
lavori nella Casa dei Disciplinati (1757) nella realtà apparente
dello spostamento di tutta un'ala di fondazione.
Costante è,
inoltre, l'attenzione da parte dei Priori alla conservazione e alla
manutenzione dell'edificio; difatti sono documentati continui
pagamenti per lavori di muratura, falegnameria ed altro. Ma la cura
maggiore è dedicata all'officiatura delle funzioni sacre e delle
celebrazioni delle festività: acquisto di cera, di
"cappe" e di "michette", pagamenti delle messe
celebrate in suffragio dei defunti, elemosine e regalie ai
predicatori per i sermoni, sono le voci che più ricorrono
all'interno dei registri dell'Archivio. Ma anche l'intento di
abbellire ed arricchire il patrimonio artistico è ben rilevato fin
dal primo "Libro di conti" e prosegue per tutti fino ai
nostri giorni.
Le due
opere d'arte più importanti e per il quale l'Oratorio è
giustamente conosciuto sono il ciclo pittorico di Carlo Giuseppe
Ratti con "Storie di vita di San Antonio Abate"
(1777-1782) e la cassa processionale di San Antonio Abate di
Anton Maragliano (XVIII secolo). Non bisogna, comunque, dimenticare
tutte le altre cose che sono state testimonianze dell'impegno della
Confraternita nel tempo.
E
infine per completare un sommario quadro delle vicende storiche, va
fatta menzione dell'evolversi della tradizione religiosa e
processionale. Già all'epoca della costituzione l'esternare la
pratica della devozione cristiana era un compito preciso della
confraternita e ciò si attuava in varie attività sia interne
all'Oratorio che esterne. La recita dell'ufficio dei morti in
suffragio dell'anima di confratelli era ed è uno dei compiti più
pregnanti del confratello e dei diversi capitoli degli statuti ne
regolano l'esecuzione. Allo stesso modo il pellegrinaggio
in chiese limitrofe, sia portando in processione la Croce la
"casaccia", in occasione di festività religiose come
l'Assunta o San Bernardo, era sentito come momento di coinvolgimento
per tutta la comunità. Con molta probabilità durante le
processioni si eseguivano "quadri sacri" accompagnati da
musici e cantori, ne sono testimonianza alcune fotografie dei primi
decenni del secolo.
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